PINOCCH-IO 

PINOCCH-IO 

Credits

concetto e movimento: Lucia Guarino

luce e spazio: Gianni Staropoli  

musiche: Stefano Pilia

consulenza costumi: Gianluca Sbicca

sguardo esterno: Emma Tramontana

supporto alla drammaturgia:  Roberta Nicolai

sostegno alla produzione: TSU Teatro Stabile dell’Umbria

supporto amministrativo e alla comunicazione: Nexus Factory

sostegno  alla  residenza: CURA centro umbro residenze artistiche, Masque Teatro, URA Centro Teatrale Umbro,  Spazio ZUT

Con il contributo di Mic, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna

speciali ringraziamenti a: Marianna Masciolini, Elena Rosa, Marcello Sambati, Gianni Staropoli, Michele Pascarella

durata: 45 minuti

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Eccomi qui. Qui sono, ci sono. Per grazia vera. Mi dico che forse non ci sono, ma io ci sono e mi muovo, mi muovo contro, mi muovo dentro. Equilibrista del-nel limite, difronte a me l’eclisse di questo tempo. Eccomi. Sono una storia vera, un sogno eterno, un desiderio, un’assenza, una tensione, un corpo irrequieto, un pezzo di legno, una creatura immaginata, un cuore che batte, una luce accecante, un buio abissale, una vita. 

Pinocch-io è un percorso che origina il suo pensiero da una personale messa a fuoco sulla fragilità e sull’ambiguità dell’esser-ci, ora-adesso, come esseri umani e viventi. Una riflessione sul desiderio di riconoscere il proprio corpo; un corpo umano che nella sua molteplice unicità e nel suo nudo disarmo, si muove in una condizione di dis-equilibrio e tensione, tra finzione e verità, naturale e artificiale, luce e oscurità, vita e morte. Il mio sguardo si posa sulla figura archetipica di Pinocchio, su quel corpo immaginato che si proietta in uno spazio liminale, sospeso, nel suo continuo ed ostinato tentativo di liberare la sua viva natura e fare quel passo per entrare nel (suo) mondo sognato.  Il mio corpo si lega alla “figur-io” in un atto di presenza e si specchia nello sterminato desiderio di Pinocchio di farsi carne e sguardo. Attraverso il movimento si esercita a tornare corpo vivo, fa spazio al ricordo d’infanzia e prova a ricostruire quel desiderio, quel passaggio trasformativo, quel sentimento, quel bisogno  viscerale di esserci.