Credits

Coreografia e regia
Aristide Rontini

Danza (in o.a.)
Silvia Brazzale, Cristian Cucco, Orlando Izzo, Aristide Rontini

Con la partecipazione di persone della comunità locale

Musiche originali
Vittorio Giampietro

Dramaturgia
Gaia Clotilde Chernetich

Tecnica e luci
Angelo Generali

Costumi
Back Eye Black Orlando Izzo

Collaborazione produttiva Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Oriente Occidente nel progetto Europe Beyond Access

Co-finanziato
Creative Europe e Nexus Factory

Con il contributo di MiC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
Con il sostegno di Versiliadanza, Masque Teatro, Onassis AiR nell’ambito del progetto Europe Beyond Access cofinanziato dal programma Europa Creativa, Progetto Residenze Artistiche 2022/2023 Area Cultura Comune di Imola, Danza Urbana – Rete h(abita)t / MUVet e Northern School of Contemporary Dance

Back Eye Black è stato sostenuto da Open Dialogo, un progetto di scambio culturale bilaterale curato da Stopgap Dance Company e commissionato dal Ministero della Cultura italiano (Direzione Generale Spettacolo), dall’Arts Council England, dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra e dal British Council

nell’ambito di CARNE focus di drammaturgia fisica e del progetto Teatro e fragilità. Verso una comunità danzante realizzato con il contributo di Fondazione Carisbo

Foto
Monia Pavoni, Oriente Occidente, 2024

Durata
65 minuti

ATTO I  Lampyris Noctiluca/solo
ATTO II Back Eye Black/trio
ATTO III Corporale/progetto di comunità

In questo spettacolo il coreografo esplora il tema della lucciola come simbolo di fragilità e resistenza.

Nel primo atto Lampyris Noctiluca, un solo autobiografico, Rontini incarna la sensualità del proprio corpo con disabilità per resistere allo sguardo stereotipato di cui è spesso oggetto, per dare vita a una danza intima ed ipnotica.

Nell’allucinato secondo atto Back Eye Black, tre performer sperimentano l’affievolirsi del proprio bagliore interiore che li porta a far naufragare ogni tentativo di relazione.

L’ultimo atto, Corporale, è un’azione corale che coinvolge non professionisti e forma una comunità temporanea fondata sull’ascolto, la cura e la libertà di espressione.

Con la sua presenza, la comunità chiude la trilogia trasformando la scena in uno spazio di condivisione e lanciando l’invito a un profondo cambiamento collettivo.

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